Opere

Addio porca! (recut)

Pretesto

Il signor Paulista, attempato regista mai riuscito a imporsi artisticamente, cerca, con la complicità silenziosa di tutta la sua Compagnia, di convincere le autorità politico-municipali (piuttosto che intellettuali) attraverso la sensualità, anziché la bravura, della sua Prima Attrice, Carmencita, con la quale intrattiene anche una relazione di tipo personale, ad acquistare e produrre il suo nuovo spettacolo (una sorta di riduzione mimico-simbolica della vicenda psicologica di Cappuccetto Rosso), già sponsorizzato dal marchio “Latte Duomo”.

La chiave del metateatro applicata all’illustrazione di ciò ch’è diventato il sistema-teatro e la condizione di chi vi lavora (già quindi metafora sociale), non basta tuttavia a definire l’orizzonte tematico del lavoro: a questa vi si affianca una riflessione sopra il rapporto che intercorre tra l’Autore e l’Opera d’arte, simboleggiata dall’Attrice, letteralmente plasmata (e sentimentalmente plagiata) dal suo regista; rapporto dietro il quale traspare (e si modernizza) l’archetipo del mito di Pigmalione e Galatea. Da qui il passo è breve ad un’apertura della rappresentazione ai meccanismi di potere che, storicamente, sono andati ad incasellare il rapporto fra l’Uomo e la Donna: l’evoluzione tematica rispetto al precedente lavoro, Faust(o), che già affrontava il tema, concentrandosi tuttavia sui rimedi alla noia che fatalmente scende nella vita di coppia borghese, consiste in un’indagine sopra il sadomasochismo culturale implicito nel rapporto di coppia eterosessuale occidentale. Lo spettacolo esplora infatti attraverso il mezzo della parodia tragica, le idiosincrasie, l’aspirazione alla felicità e la disponibilità al dolore dei componenti della coppia borghese.
Ossessionante, relegato in un’altra dimensione, si aggira alle loro spalle un fantoccio umano: un Minotauro, a simboleggiare la natura duplice dell’animo umano, interpretato da un corpo nudo, coperto solamente da una maschera che ne anonimizza e universalizza i tratti. La sua estraneità alla sessualità degli altri due protagonisti lo rende un personaggio a metà fra l’uomo primitivo, l’animale e il bambino, incapaci di concepisce la malizia o l’arrivismo, ma al contempo un’immagine mitica e bestiale: ciò che i due hanno dimenticato di essere ma a cui non riusciranno infine a sfuggire.

Malgrado sia costante infatti nell’intero spettacolo tanto nell’Uomo–Regista quanto nella Donna–Attrice un tendere all’orgasmo, sono tuttavia entrambi così eccessivamente assoggettati alla propria cultura (occidentale) da non riuscire ad accedervi. L’unico a, silenziosamente, godere è il Minotauro-Lupo: la fulmineità con la quale esso riesce ad avere un’erezione, eiaculare e mettere incinta la stessa Attrice travestita da Cappuccetto Rosso è infatti inversamente proporzionale all’ora abbondante di spettacolo entro cui l’Uomo e la Donna si dibattono invano.

Dopo la fallimentare recita sulla falsa trama della favola di Cappuccetto Rosso, la moderna Galatea, innamoratasi del Minotauro, trova la forza di ribellarsi al suo perverso Pigmalione, riuscendo a liberarsi e perfino a vendicarsi, ma la situazione precipita quando lei capisce di non potersi infine ribellare a se stessa.

La voluta semplicità della scenografia ha essenzialmente lo scopo di suggerire lo svolgersi dell’azione all’interno di un non-luogo, com’è il teatro stesso (universale perché neutro), così come quello di far sì che si catalizzi l’attenzione degli spettatori essenzialmente verso gli attori ed i loro enunciati (non solo verbali), ridicoli nella loro drammaticità.

PAULISTA. Dire donna non è dire vagina, né tantomeno fica […] più probabilmente dire donna è solo un’approssimazione, è solo arroganza maschile.

Regia di Mario Biondino
Con Alessia di Fusco, Mario Biondino e Edoardo Katsimbas
Assistente tecnico recitante: Flavio Marigliani
Costumi: Fantozzi&Borgomazzi
Realizzazione maschera: Massimiliano Palombi
Disegno luci: Maria Luisa Preziosi
Acconciature: Daniela Taggiasco
Ufficio stampa e promozione: Massimiliano Palombi

Le voci del prologo sono di Monika Büch e Marco Giardina
Spettacolo per contenuti e nudità riservato ad un pubblico maturo.

Prima: dicembre 2016

Recensione

Articolo 1 (pag. 19)

Articolo 2 (pag. 23)

Trailer

Spot

Intervista radio

Foto di scena (firmate) di © Valentina Cipolla
In foto: Alessia Di Fusco, Mario Biondino, Edoardo Katsimbas e Flavio Marigliani